
Descrizione e cenni storici
Le Riserve Naturali Casentinesi si estendono sul crinale dell'Appennino che da Monte Falco (m 1658) si spinge verso sud est fino alla Cima del Termine (m 1272), in parte in Toscana ed in parte in Emilia Romagna.
Si tratta di formazioni molto evolute a prevalenza di faggio e abete bianco, in purezza o misti tra loro.
La natura geologica è piuttosto uniforme ed è costituita da rocce sedimentarie di origine marina, stratificate appartenenti alla formazione del Macigno (alternanza di strati di arenaria compatta con strati di scisti argillosi friabili). Su questi tipi di roccia si originano suoli generalmente freschi e profondi e di natura acida, molto favorevoli allo sviluppo del bosco.
Le foreste attuali sono il risultato dell'azione congiunta della natura e dell'uomo, che ha operato qui da secoli in favore del mantenimento e dello sviluppo del bosco.
La foresta di Camaldoli, appartenuta per oltre 800 anni ai Monaci camaldolesi, nel 1867 è passata in gestione all'Amministrazione forestale dello Stato. A questa, nel 1914, si sono aggiunte le cosiddette Foreste Casentinesi (Campigna, Lama e Badia Prataglia), dal 1380 proprietà dell'Opera del Duomo di Firenze e poi del Granducato di Toscana.
Nei secoli la gestione si è basata sull'ampliamento delle abetine, che fornivano materiale legnoso "strategico" per le costruzioni navali e per la realizzazione delle capriate delle grandi Chiese.
La gestione forestale attuale è improntata ai criteri di selvicoltura naturalistica in modo da favorire soprassuoli più evoluti e ad elevata biodiversità.

Flora
Le formazioni forestali principali sono le seguenti:
- Foreste termofile a prevalenza di roverella, con carpino nero, orniello, acero trilobo, maggiociondolo, ed altre specie arbustive.
- Foreste miste mesofile caducifoglie. Sono caratterizzate da una notevole ricchezza floristica quali rovere, cerro, tigli ed aceri, presenti anche il faggio e l'abete bianco quando si determinano adatte condizioni di illuminazione nella compagine forestale. Spesso presente anche il castagno.
- Boschi di Abete Bianco. Sono cenosi di sostituzione molto importanti in termini storici, colturali, culturali e gestionali. La diffusione artificiale dell'abete bianco è antica e prevalentemente per impianto su terreni in precedenza privati della originaria copertura forestale.
- Foreste di abete bianco e faggio. Sono i boschi che meglio hanno conservato l'originaria struttura e che talvolta si presentano in condizioni molto vicine alla naturalità. Presente un nutrito gruppo di altri alberi quali acero di monte, olmo montano, frassino maggiore, ciliegio, tiglio, acero riccio e tasso.
- Foreste di faggio. Dal punto di vista della composizione specifica queste faggete sono tendenzialmente pure; frequentemente si trovano altre specie allo stato sporadico, quali acero montano, sorbo degli uccellatori, maggiociondolo, frassino maggiore, salicone. A tratti si incontrano piante sparse di abete bianco.
La flora è ricca e variata anche a causa della situazione di area cerniera tra gli areali alpini e centro-europei e quelli meridionali appenninici. Di particolare interesse botanico alcune specie rare come Filipendula ulmaria (L.) Maxim. subsp. denudata, Parnassia palustris L., Matteuccia struthiopteris (L.) Tod., Trollius europeus L.
Interessante anche la flora micologica che comprende oltre 200 specie con 6 nuove.

Fauna
Varia ed interessante è la fauna delle Riserve costituita prevalentemente dagli ungulati: cervo, capriolo, daino, muflone e cinghiale. Sono altresì presenti faina, puzzola, donnola, volpe, scoiattolo, ghiro, riccio, tasso, talpa e moscardino.
Negli ultimi anni si è consolidata la presenza del lupo che oggi è conta circa 60 esemplari
Le specie di uccelli sono numerose. Tra questi vari rapaci diurni e notturni quali poiana, falco pellegrino, astore, gheppio, gufo reale e barbagianni. Particolarmente interessante è la presenza dell'aquila reale che nidifica nella Foresta della Lama. In espansione il picchio nero, specie alpina, rarissima sull'Appennino, legata alle foreste mature con presenza di grandi alberi morti.
Molto diffusi sono rettili ed anfibi. Tra questi ultimi da segnalare la presenza della salamandrina dagli occhiali, del geotritone italico, dei tritoni (Tritone alpino, crestato e comune) e dell'ululone dal ventre giallo.
Tra gli insetti interessante la presenza di rosalia alpina, raro cerambicide alpino legato alle foreste mature con abbondanza di legno morto.
Percorso dedicato ai diversamente abili
Sentiero "SONIA" Riserva Statale di Badia Prataglia Poppi (AR) aperto tutti i giorni Informazioni 0575/559155
A poca distanza dall'eremo di Camaldoli, nella Riserva Statale di Badia Prataglia - nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi - tredici anni fa il Corpo forestale dello Stato ha realizzato un percorso dedicato ai portatori di disabilità motorie e visive. Il sentiero, tracciato in lieve pendenza a mille metri di quota, si snoda tra abeti bianchi e faggi, continuamente arricchito, ospita da poco tempo un'area umida dedicata agli anfibi di foresta come rane e tritoni. I non vedenti hanno a disposizione lungo la staccionata delle riproduzioni in resina per familiarizzare con le forme degli anfibi, oltre che tavole in braille per conoscere l'ecosistema palustre.
Sempre incentrata sull'elemento liquido, un'area di sosta tematica in riva a un ruscello permette di avvicinare i visitatori a un tema molto importante alla base della prevenzione dei dissesti idrogeologici: le opere di sistemazione idraulico-forestali. Qui, ingegneri naturalistici coadiuvati dall'abilità manuale dei boscaioli, hanno realizzato delle opere di contenimento dell'erosione del terreno unicamente con l'utilizzo di legname e pietre reperiti nel bosco, metodo economico, rispettoso delle caratteristiche dell'ambiente e ecologicamente compatibile. Cervi, caprioli e cinghiali non mancano, ma sono difficili da vedere, a differenza dei picchi e delle loro tane che con un po' di allenamento si possono riconoscere sui tronchi di abete bianco.
Regione: Toscana e Emilia-Romagna
Provincie: Arezzo e Forlì-Cesena
Comuni: Pratovecchio e Poppi (AR), Santa Sofia e Bagno di Romagna (FC)
Ubicazione: Appennino tosco-romagnolo
Carta Monte Falterona, foglio 107
Istituzione: D.M. 13 luglio 1977
Proprietà: Corpo forestale dello Stato
Altitudine: 650-1650 m s.l.m.
Estensione: 4.539 ha
Riserve Naturali Integrali:
L'estensione indicata non comprende quella relativa alla Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino di 764 ha
Altre indicazioni e classificazioni:
- Interamente nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
- RNI Sasso Fratino Diploma Europeo per l'Ambiente
- SIC-ZPS IT 4080001 Foreste di Campigna, La Lama, Monte Falco
- ZPS IT 5180004 Foreste di Camaldoli, Scodella, Campigna, Badia Prataglia
- SIC IT 5180018 Foreste di Camaldoli, Badia Prataglia
Organo di Gestione:
Ufficio Territoriale Biodiversità di Pratovecchio (AR)
Via Dante Alighieri 41
52015 Pratovecchio (AR)
Tel. 0575/583763
Fax 0575/504085
Email: utb.pratovecchio@corpoforestale.it