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News estate 2013: la Sicurezza Agroalimentare non va in vacanza

Giugno - Agosto 2013

OPERAZIONE "BUFALE SICURE". MAXI SEQUESTRO NEL CASERTANO, SOSPETTO DI BRUCELLOSI PER OLTRE 2.000 BUFALE

Il Corpo forestale dello Stato, nell'ambito di un'intensa attività investigativa delegata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere in relazione all'accertamento della qualità e salubrità degli alimenti derivati dal latte di bufala, ha sequestrato circa 2.000 bufale all'interno di allevamenti del casertano
Il sequestro si è reso necessario a seguito della scoperta, per la prima volta, di un ingegnoso e illegale sistema di mascheramento della brucellosi ai danni della salute pubblica e del consumatore.
I controlli hanno evidenziato, infatti, che i capi di bestiame sequestrati erano stati sottoposti illegalmente alla somministrazione di dosi massicce di vaccino, finalizzato a occultare la presenza della malattia infettiva durante i controlli sanitari e a evitare l'abbattimento dell'animale infetto, come invece previsto dal programma europeo di eradicazione della brucellosi. 
 

 

L'utilizzo del vaccino in alcune zone del Sud Italia non è di per sé vietato dall'Unione Europea, purché ciò avvenga esclusivamente a carico di bufale in età compresa tra i 6 e i 9 mesi e nel rispetto dei protocolli gestiti dalle Autorità Sanitarie Locali.
Nel caso degli allevamenti controllati, invece, è emerso che il vaccino era stato somministrato in modo incontrollato ad animali adulti, alcuni dei quali affetti da brucellosi.
Conseguenza dell'espediente utilizzato dagli allevatori è stato il passaggio del batterio vivo della brucella dall'animale al latte prodotto, con conseguente pericolo di contaminazione sia per gli operatori del settore lattiero caseario, sia per il consumatore, sebbene il microorganismo normalmente venga eliminato con la pastorizzazione del latte.
Scopo degli allevatori incriminati, come si è detto, era l'occultamento dell'infezione da brucellosi, la quale, in presenza del vaccino, non può essere rilevata con il metodo di analisi "SAR", tradizionalmente utilizzato in Italia e all'estero.
 

 

 
Il danno perpetrato dagli allevatori, oltretutto, avrebbe ripercussioni pesanti non solo sulla salute dei cittadini consumatori, ma anche sull'economia: i titolari dell'allevamento, infatti, dopo aver sfruttato fino allo stremo gli animali per ricavarne quanto più latte possibile, procedevano al loro abbattimento al solo scopo di percepire i contributi previsti dall'Unione Europea.
Le bufale sequestrate saranno sottoposte a uno speciale protocollo operativo, che sarà gestito dall'Istituto Zooprofilattico di Teramo, centro di eccellenza e referenza nazionale e di rilievo europeo per la prevenzione della brucellosi.

 


Giugno 2013

VASTO TRAFFICO DI FARMACI PER GONFIARE VITELLI SCOPERTO NEL NORD ITALIA

Il Corpo forestale dello Stato ha smantellato un vasto traffico di farmaci veterinari distribuiti al mercato clandestino e destinati a gonfiare vitelli e maiali nel Nord-Italia e, presumibilmente, anche all'estero.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Mantova e dai Comandi regionali del Corpo forestale dello Stato della Lombardia e dell'Emilia Romagna, hanno portato alla luce una vera e propria associazione a delinquere, dedita alla distribuzione e alla vendita di farmaci da somministrare agli animali in assenza di alcun controllo medico-veterinario, con rischi per la sicurezza alimentare facilmente immaginabili.
I consumatori, infatti, avrebbero potuto assumere indirettamente i residui dei farmaci somministrati clandestinamente agli animali attraverso i prodotti derivati dalle carni e dal latte, tanto più poiché le somministrazioni avvenivano senza alcuna registrazione e senza lasciare traccia documentale: nonostante sia previsto che gli animali sottoposti a cure farmacologiche non possano essere destinati al consumo prima di un determinato lasso di tempo, variabile a seconda del farmaco assunto, le sostanze venivano somministrate a vitelli e maiali anche nell'immediatezza della loro immissione sul mercato.

 
 

Durante l'operazione, denominata "Muttley" sono state effettuate 101 perquisizioni e controllati 26 siti (14 in Lombardia, 7 in Veneto, 3 in Piemonte e 2 in Emilia Romagna), nei quali sono state sequestrate oltre 17.100 confezioni di farmaci veterinari detenuti abusivamente, per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Le persone indagate sono attualmente 65, tra cui grossisti di farmaci veterinari, veterinari, allevatori, farmacisti e commercianti non abilitati alla vendita di medicinali.
Tra i numerosi indagati, c'era addirittura chi si prestava a fornire copertura ai trattamenti farmacologici con sostanze illecite come cortisonici, ormoni e antibiotici.
I reati contestati vanno dall'associazione a delinquere al commercio e somministrazione di medicinali guasti, dall'adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari all'esercizio abusivo della professione medico-veterinaria e di farmacista, dalla ricettazione alla falsità in registri e notificazioni, dalla violazione della normativa finanziaria e tributaria al maltrattamento di animali.

 


Agosto 2013

SEQUESTRATI 25 QUINTALI DI "CASTELMAGNO D.O.P." IN PROVINCIA DI CUNEO

Il Corpo forestale dello Stato ha eseguito in provincia di Cuneo il sequestro di 25 quintali di formaggio "Castelmagno D.O.P." non conformi al disciplinare di produzione.
Il "Castelmagno", prodotto esclusivamente in tre Comuni della Val Grana (Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana) è una delle denominazioni di origine protetta - il marchio di tutela giuridica attribuito dall'Unione Europea a quegli alimenti le cui peculiari caratteristiche qualitative dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio dove sono stati prodotti - più rinomate, non soltanto localmente, ma anche a livello nazionale.
 

 

Quando è pervenuta la segnalazione, da parte del Consorzio di tutela del formaggio "Castelmagno D.O.P.", della probabile immissione in commercio di prodotti con caratteristiche non conformi al rigoroso disciplinare di produzione, è stata avviata, in collaborazione con l'Ispettorato Centrale Qualità e Repressione Frodi, una capillare attività di verifica presso diversi siti di produzione.
Sono state così accertate, per il 2012 e 2013, varie gravi irregolarità rispetto al disciplinare di produzione, che hanno reso necessario il sequestro di 25 quintali di formaggio in stagionatura e comportato sanzioni amministrative per circa 700.000 euro.
Le aziende sanzionate, incuranti delle disposizioni europee nazionali finalizzate alla tutela, anche sanitaria, dei consumatori, avevano in stagionatura 350 forme del pregiato formaggio di cui non è stato possibile definire la rintracciabilità.

 

SEQUESTRATE 510 TONNELLATE DI CONCENTRATI DI SUCCO D'ARANCIA NELLA PIANA DI GIOIA TAURO

Nell'ambito dell'attività volta alla tutela della qualità della produzione agroalimentare italiana e di lotta alla contraffazione, dopo un'intensa attività investigativa, il Corpo forestale dello Stato ha sequestrato 510 tonnellate di concentrati di succhi di frutta, stoccati all'interno di un'azienda operante nella Piana di Gioia Tauro e avente un volume di affari medio annuo di oltre 10 milioni di euro.
L'operazione riveste un'importanza di notevole significato, considerando che per la prima volta viene effettuato un sequestro sulla contraffazione del succo di arancia nazionale e, in particolare, calabrese, tenuto conto che la Calabria ricopre un ruolo strategico per la coltivazione di agrumi e per la successiva trasformazione e commercializzazione nel panorama economico nazionale ed internazionale dei succhi e derivati.
Sono state sequestrate circa 60 tonnellate di concentrato di succo d'arancia e di derivati dalla polpa di arancia (cellule di arancia) di origine estera che, senza subire trasformazioni sostanziali, venivano riesportati come prodotto di origine italiana.

 

È stato verificato un consolidato sistema di attribuzione della dicitura attestante l'origine italiana a prodotti provenienti prevalentemente dal Brasile, anche attraverso l'utilizzo di false autocertificazioni, che venivano successivamente commercializzati come di origine italiana. In particolare, per alcuni prodotti la ditta calabrese aveva effettuato una mera transazione commerciale di acquisto e rivendita.
Il responsabile dei presunti illeciti è stato deferito all'Autorità Giudiziaria per tentata frode in commercio, per aver dichiarato un'origine dei prodotti venduti diversa da quella reale e per aver attestato falsamente in atto pubblico l'origine degli stessi prodotti.
Inoltre nei locali dell'azienda sono state rinvenute circa 450 tonnellate di concentrati di succhi di frutta, prive di chiare indicazioni sul contenuto, in pessime condizioni di conservazione a causa del mancato stoccaggio nelle apposite celle frigorifere e, per la maggior parte, lasciate all'aperto, esposte agli agenti atmosferici.
 

 

Per questo ulteriore illecito il responsabile è stato denunciato per detenzione di sostanze destinate all'alimentazione pericolose per la salute pubblica.
Si sta verificando se i concentrati dei succhi d'arancia provenienti dal Brasile siano prodotti anche su terreni recentemente disboscati, utilizzando giovanissimi lavoratori e senza rispettare le severe regole produttive dell'Unione Europea.
Un recente provvedimento legislativo, proprio per valorizzare l'origine del prodotto e la raccolta nazionale, ha previsto l'aumento dal 12,5% al 20% del contenuto in succo d'arancia nelle bibite analcoliche, a favore di una maggiore qualità del prodotto per il consumatore e di un vantaggio economico per gli agricoltori.
 L'immissione in commercio di prodotti che, pur provenienti dall'estero, vengono dichiarati come made in Italy altera le normali dinamiche di mercato nel settore, a discapito del prodotto italiano e non dà certezza al consumatore circa l'origine e i controlli in filiera.
La Calabria riveste un ruolo strategico per la coltivazione di agrumi e per la successiva trasformazione e commercializzazione nel panorama economico nazionale ed internazionale dei succhi e derivati.
Il monitoraggio e le indagini effettuate dal Corpo forestale dello Stato sono finalizzate alla tutela della qualità delle produzioni agroalimentari e degli aspetti igienico sanitari connessi, ma consente anche di riportare la legalità e l'attenzione nelle zone, come quella della Piana, dove il racket dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù degli immigrati nel settore agricolo, il caporalato, rappresenta un altro fenomeno di grave illegalità. Proprio in Calabria nel settore degli agrumi, negli anni scorsi si sono verificati fatti delittuosi legati allo sfruttamento di lavoratori extracomunitari fatti lavorare in condizioni inique per la raccolta di arance e mandarini, fatti causati anche dalla caduta della raccolta delle arance per il prezzo di mercato degli agrumi sempre più basso e non remunerabile rispetto agli investimenti effettuati.
Anche per questo occorre distinguere in modo trasparente per i consumatori e per gli operatori la tracciabilità e la riconoscibilità del prodotto estero e italiano, lasciando poi al mercato l'acquisto dei prodotti posti sul mercato in modo ineccepibile e riconoscibile per qualità e origine.
Il caporalato e le frodi alimentari rappresentano oggi due gravissime minacce al nostro patrimonio agrumicolo e all'agricoltura; le attività  del Corpo forestale dello Stato contribuiscono alla tutela della legalità del mercato, dell'agricoltura nazionale e dei valori territoriali da essa sottesi, del paesaggio agroalimentare italiano.

 

MAXI SEQUESTRO DI 12.000 CHILOGRAMMI DI ALIMENTI NEL BARESE

Durante l'attività di controllo riguardante la tutela del "made in Italy", il Corpo forestale dello Stato di Bari ha sequestrato presso un'azienda nell'area metropolitana circa 12.000 chilogrammi di prodotti alimentari scaduti, privi di etichette e in cattivo stato di conservazione.
Nel corso dell'operazione "Tavola sicura" sono state sequestrate grandi quantità di olive, carciofini, funghi e lupini in condizioni inidonee alla vendita; i prodotti semilavorati e pronti al commercio erano contenuti in bidoni di plastica.
Il pessimo stato igienico sanitario dello stabilimento ha reso obbligatoria, per la ASL competente per territorio, l'emissione del provvedimento temporaneo di sospensione dell'attività aziendale per 30 giorni.
 

 

Nel corso dell'ispezione presso l'azienda barese, il personale del Corpo forestale dello Stato ha scoperto anche il commercio illegale della "Oliva Nocellara del Belice D.O.P.", prodotta senza la necessaria autorizzazione del Consorzio di tutela del marchio e con l'utilizzo di derrate non provenienti dalla zona di denominazione di origine.
I rappresentanti legali della ditta produttrice e dell'azienda che commercializza il prodotto sono stati denunciati per frode in commercio, per alterazione e per contraffazione di prodotti agroalimentari ad indicazione geografica o denominazione di origine protetta.

 
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