
Giovanni Gualberto, monaco di San Miniato, giunse a Vallombrosa nel 1036. La foresta di castagni, abeti bianchi e faggi divenne subito meta di pellegrinaggio di chierici e laici, attratti dalla rigida vita monastica condotta e predicata dal Patrono dei Forestali.
Già nel 1039 la badessa Itta donava il terreno per costruire il monastero e la chiesa, consacrata nel 1051, mentre nel 1055 papa Vittore II riconosceva la Congregazione benedettina di Vallombrosa. Ricostruito intorno alla metà del '400 dall'abate Francesco Altoviti, il monastero si arricchì notevolmente nel corso dei secoli, diventando tra '600 e '700 un importante punto di riferimento per la cultura scientifica toscana.
Dai vallombrosani venivano infatti condotte osservazioni meteorologiche e ricerche botaniche (da ricordare l'attività di Virgilio Falugi e soprattutto di Bruno Tozzi, amico di P.A. Micheli e corrispondente dei maggiori botanici europei).
Dopo la soppressione napoleonica del 1808, il monastero fu ripristinato nel 1815 per passare allo Stato nel 1866 come sede dell'Istituto Forestale Nazionale. I monaci tornarono a Vallombrosa dopo la II guerra mondiale.